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| | Par Alessandro Michelucci
| | | | La resa dei conti
| | | | Berlusconi ha espulso Fini dal Popolo della Libertà, il partito che avevano fondato insieme : le loro posizioni erano diventate inconciliabili. Il governo vacilla, si torna a parlare di elezioni anticipate.
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Alla fine di luglio Gianfranco Fini è stato espulso dal Popolo della Libertà (PDL), il partito che aveva fondato nel 2009 insieme a Silvio Berlusconi.
La mossa del premier era inevitabile : il contrasto fra i due uomini politici era diventato durissimo. Ormai tutto li divideva : da una parte la serietà e la responsabilità del presidente della Camera dei Deputati, dall'altra l'arroganza di un premier che agisce come un monarca assoluto.
L'espulsione di Fini non è un fatto che interessa soltanto lui : 33 deputati e 10 senatori hanno lasciato il PDL schierandosi dalla sua parte. Questi hanno dato vita a un nuovo partito, Futuro e Libertà per l'Italia, costituendo al tempo stesso due gruppi parlamentari autonomi.
Per la prima volta nella storia dell'Italia repubblicana, l'ispiratore di una linea politica è al tempo stesso un rappresentante istituzionale : il Presidente della Camera dei Deputati riveste la terza carica statale. Si tratta evidentemente di una situazione anomala : forse non ha torto Berlusconi, che ha chiesto a Fini di lasciare la presidenza della Camera. In ogni caso, questo rimescolamento è stato un colpo durissimo per il governo Berlusconi, che ormai sembra avviato verso il tramonto. Non si tratta di una novità : alla fine del 2009 il settimanale L'Espresso dedicava al premier la copertina, sovrapponendo alla sua foto la scritta « Scaduto ». Il 2009 era stato caratterizzato dal lungo contrasto con Fini : quello che è successo era inevitabile.
Posizioni inconciliabili
La differenza fra le opinioni politiche di Fini e quelle di Berlusconi non sono un fatto personale, ma coinvolgono l'intera coalizione di centro-destra.
Il contrasto più stridente è quello con la Lega Nord, il partito xenofobo guidato da Umberto Bossi. Nel precedente governo Berlusconi (2001-2006), dove Fini era Ministro degli Esteri, il leader di Alleanza Nazionale (AN) si era dimostrato favorevole a una legge che regolasse le unioni di fatto : « E' giusto rimuovere eventuali discriminazioni che negano i diritti individuali e personali dei cittadini che danno vita ad una unione di fatto ». Roberto Calderoli, esponente della Lega Nord e Ministro per le Riforme, aveva replicato senza mezzi termini : « Chi propone di riconoscere le coppie di fatto - disconosce e attacca la famiglia, il matrimonio tra uomo e donna, che ne è il fondamento, e soprattutto attacca la natura ». Un altro punto di contrasto fra Fini e la Lega Nord è rappresentato dal problema dell'immigrazione. Secondo il primo, « E' inevitabile che nel futuro l'Italia sia piu' multiculturale e multietnica » di oggi. Una posizione inaccettabile per la Lega Nord, che ha sempre manifestato un atteggiamento ostile verso gli immigrati. Fini, pur essendo cattolico, è un sostenitore del principio della separazione tra Chiesa e Stato, mentre Berlusconi corteggia le gerarchie ecclesiatiche per ottenere il loro sostegno. Eletto Presidente della Camera dei Deputati nel 2008, Fini ha potuto continuare a esprimere le sue opinioni critiche rafforzato dalla nuova carica istituzionale. Nel libro Il futuro della libertà (Rizzoli, 2009) ha espresso chiaramente le sue posizioni politiche. Il punto di collisione è stato raggiunto quando Fini ha chiesto che il banchiere Denis Verdini, coordinatore del PDL, lasciasse la carica di deputato in quanto indagato per corruzione.
Verso le elezioni
Con la crisi del governo Berlusconi si torna a parlare di elezioni anticipate. Il premier e i suoi alleati (soprattutto la Lega Nord) le vogliono perché sono certi di vincerle. Al contrario l'opposizione è divisa. L'Italia dei Valori, il partito guidato dall'ex-magistrato Antonio Di Pietro, è favorevole alle elezioni, mentre il Partito Democratico (PD) di Pierluigi Bersani crede che andare alle urne sia un errore. In ogni caso basta leggere i giornali per capire che la campagna elettorale è già cominciata.
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Gli amici se ne vanno
Dal 2006 a oggi la coalizione conservatrice guidata da Silvio Berlusconi ha conosciuto un'emorragia costante che l'ha progressivamente impoverita. La prima scissione è stata quella guidata da Francesco Storace, esponente di Alleanza Nazionale, il partito conservatore che insieme a Forza Italia (Berlusconi) e all'Unione dei Democratici Cristiani (UDC) di Casini costituisce la coalizione di centro-destra. Convinto che l'alleanza con Berlusconi abbia messo da parte i valori sociali tipici della destra italiana, Storace forma nel 2007 un nuovo partito, che si chiama appunto La Destra. Nel 2008 Berlusconi propone che i partiti del centro-destra si fondano in un nuovo soggetto politico, il Popolo delle Libertà. L'UDC rifiuta e lascia l'alleanza.
In questo modo si conferma il fallimento del bipolarismo che era nato nel 1994, quando Berlusconi aveva iniziato la propria carriera politica dando vita a Forza Italia e vincendo le elezioni politiche. L'anno dopo (2009) è la volta del Movimento per l'Autonomia (MPA), il partito siciliano guidato da Raffaele Lombardo, che abbandona il PDL per presentarsi alle elezioni europee con La Destra di Storace e altri partiti minori. Ma la lista ottiene poco meno di 700 000 voti (2, 2 %), quindi molto meno del 4 % necessario per avere una rappresentanza parlamentare. Nel 2010, come abbiamo visto, Berlusconi perde Fini e un buon numero di parlamentari. Ormai la gestione autocratica di Berlusconi è diventata insopportabile anche per i suoi alleati più stretti.
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| | | | Alessandro Michelucci
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