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Silvio Berlusconi è l'unico Presidente del Consiglio, in tutto il mondo, che possieda uno sconfinato impero economico fatto di tre reti televisive, giornali, case editrici, assicurazioni, una squadra di calcio e altro ancora. Naturalmente questo gli permette di condizionare la vita politica e culturale italiana. Questo potere ha determinato un dibattito che è andato avanti per molti anni : è giusto, ci si chiedeva, che un uomo politico fosse al tempo stesso un imprenditore che si tolleri un simile conflitto d'interessi ?
Per anni questo tema ha costituito una delle principali argomentazioni del centrosinistra. Nonostante questo lo schieramento politico contrapposto a quello di Berlusconi non è riuscito a fare una legge che eliminasse questa situazione anomala. Oggi non ne parlano più, ma il problema rimane.
Recentemente è accaduto un fatto che ha riportato in primo piano il problema.
Questa volta, però, si è manifestato in un modo particolare. Einaudi, uno dei più prestigiosi editori italiani, stava traducendo l'ultimo libro dello scrittore portoghese José Saramago, intitolato O caderno (Il quaderno), pubblicato a recentemente a Lisbona. Non si tratta di un romanzo, ma di una raccolta di testi politici e letterari tratti dal blog dello scrittore, Premio Nobel per la letteratura nel 1998. I testi dello scrittore contengono dure critiche nei confronti del premier : « Nella terra della mafia e della camorra che importanza può avere il fatto provato che il primo ministro sia un delinquente ? ». Davanti a questo l'editore ha dichiarato che non pubblicherà il libro di Saramago. Lo scrittore ha detto che nessuno gli ha mai proposto di cancellare le critiche nei confronti di Berlusconi : « Ho conosciuto la censura durante la dittatura portoghese, l'ho sofferta e combattuta e nessuno in una situazione di apparente normalità democratica mi potrebbe chiedere di amputare una mia opera ». Pochi giorni dopo lo scrittore portoghese ha firmato un contratto con un altro editore italiano, Bollati Boringhieri, che pubblicherà
il libro rifiutato da Einaudi.
Questo episodio conferma una cosa : in Italia, seppure in forma non sempre evidente, sta rinascendo la censura. L'insofferenza nei confronti delle critiche, la chiara volontà di ridurre al silenzio i comici e i giornalisti che criticano Berlusconi e il suo governo sono innegabili. Il precedente governo Berlusconi (2001-2006) aveva già dimostrato chiaramente questo orientamento.
L'editto bulgaro
Silvio Berlusconi ha iniziato la propria attività politica il 26 gennaio 1994 : con un messaggio televisivo trasmesso a reti unificate, l'imprenditore milanese ha comunicato agli italiani la sua « discesa in campo ». Un'espressione derivata dal gergo calcistico : Berlusconi è presidente del Milan dal 1986.
In pochi anni la politica italiana ha cambiato volto per assumerne uno nuovo : il suo. Il forte egocentrismo del nuovo leader ha determinato una personalizzazione del confronto politico : prima che arrivasse Berlusconi gli italiani potevano essere democristiani, comunisti o anche neofascisti, ma dopo il suo arrivo hanno scoperto che possono essere soltanto pro o contro di lui. Le famiglie politiche esistenti si sono frantumate per poi ricomporsi secondo questa logica.
Le dichiarazioni del nuovo leader, che è arrivato a paragonarsi a Gesù Cristo, hanno stimolato molte reazioni contrarie. Il comico Daniele Luttazzi e due importanti giornalisti televisivi, Enzo Biagi e Michele Santoro, hanno pagato duramente la propria opposizione al nuovo padrone d'Italia.
Nel 2002, mentre si trovava in Bulgaria, Berlusconi li attaccò dicendo che avevano fatto « un uso criminoso della televisione pubblica ». Questa dichiarazione viene ricordata col nome di editto bulgaro. In quel periodo il consiglio di amministrazione della RAI era composto in prevalenza da uomini vicini al centrodestra. Poche settimane dopo il programma diretto da Santoro venne cancellato e il giornalista fu licenziato. Lo stesso accadde poco dopo alla trasmissione diretta da Luttazzi. Quella di Biagi era ormai arrivata alla fine : il giornalista poté terminarla secondo gli accordi, che però non vennero rinnovati. I tre fecero fatto ricorso contro la RAI e vennero assunti di nuovo (Biagi è morto nel 2007).
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